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Il paese di Pietramala si trova sulla statale 65, la strada piu' importante che il Mugello abbia avuto attraverso i secoli.
Un tracciato transappenninico esisteva gia', probabilmente, in eta' pre-romanica, come lascia intuire la presenza di insediamenti etruschi su entrambi i versanti dell'Appennino.
Quel che e' certo e' che nei dintorni di Pietramala passava la Via Flaminia Minore, costruita nel 187 a.C. per soddisfare le crescenti esigenze di una vera strada di valico. Alcuni resti sono ancora visibili nei boschi nei pressi di Monghidoro.
La strada cadde poi in disuso nel periodo delle invasioni barbariche.

Antica strada Bolognese
L'antica strada Bolognese
La direttrice di transito transappenninica medievale, come ci testimoniano fonti duecentesche, doveva passare per l'Osteria Bruciata, sul tronco S.Agata-Cornacchiaia, per poi proseguire verso Pietramala attraversando il P.sso della Raticosa e Cavrenno, per arrivare infine a Scaricalasino (l'attuale Monghidoro).
Nel periodo dei Comuni si assiste' invece ad una richiesta di facilitazioni per il transito da parte dei potenti mercanti di Firenze e Bologna, i cui traffici venivano ostacolati dai piccoli feudatari montani, proprietari dei terreni che dividevano le due citta'.
Da qui la creazione di una rete stradale - la cosiddetta "rivoluzione stradale duecentesca" - e di borghi fortificati come Firenzuola (1332) o Scarperia (1306). Fu proprio la strada "Bolognese" l'oggetto della disputa fra il comune fiorentino e gli Ubaldini del Mugello, che si risolse nel 1367 con la creazione del valico del Giogo di Scarperia, piu' ad est del vecchio passo dell'Osteria Bruciata, troppo a ridosso del feudo degli Ubaldini. Dal Giogo si scendeva a Firenzuola passando da Rifredo, per risalire verso "Le Valli" a Pietramala e quindi lasciarsi alle spalle la valle del Santerno appena oltrepassata la Raticosa.

Fu questa la strada maestra che per quattro secoli assicuro' il collegamento postale fra Firenze e Bologna. Il percorso richiedeva almeno due giorni a cavallo e per alcuni tratti a dorso di mulo, cosicche' che le stazioni di posta erano molte.

Sezione del progetto
Sezione del progetto
Con il passaggio del Granducato di Toscana nell'orbita asburgica fu deciso quindi l'ammodernamento della Bolognese, passando questa volta dal valico sulla Futa, in modo che fosse percorribile in ogni stagione con le carrozze a quattro ruote per i viaggiatori ed i barrocci per le merci. Nel 1739 Francesco di Lorena e Maria Teresa "passarono i valichi con le carrozze solo grazie a trecento cavalli di rinforzo, ad una elevata quantita' di buoi da traino ed una squadra di uomini che spingevano a braccia."
Sul progetto dell' Ing. Anastagi, commissionato dai Lorena, fu realizzato (1749-1762) ex-novo un tratto di parecchie miglia dalla zona di "Novoli" (proprio all'ingresso di S. Piero a Sieve, sotto il Castello del Trebbio) sino a Pietramala con rivestimento "a sasso e ghiaia"; allargamenti e spianamenti furono invece previsti a partire dalla porta di San Gallo (Firenze) sino alla dogana delle Filigare, dove si entrava nel territorio Pontificio.
Nell'ultima parte della variante decisa dai Lorena ed esattamente alle porte di Pietramala, intorno al Monte Beni, il tracciato fu particolarmente laborioso per le continue massicciate, allargamenti e ponti di una certa ampiezza.

dogana nel 1769
La dogana nel 1769
Non ci fu mai, fino alla meta' del '700, un progetto organico atto ad intervenire al miglioramento della viabilita' fra Firenze e Bologna, in particolare nelle zone di valico, a causa delle note caratteristiche di precarieta' che si prestavano, all'occorrenza, alla difesa.

La rinnovata via transappenninica che, proprio a Pietramala ritrovava la piu' antica strada praticata - ovvero la vecchia "postale" per Bologna - rimase, sino quasi alla fine del XVIII secolo, l'unica arteria che consentiva di scavalcare agevolmente l'Appennino Tosco-Emiliano, confermandosi sino ai giorni nostri (S.S. 65 della Futa) come la piu' importante via di comunicazione tra la pianura padana ed il resto d'Italia.



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